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Celebrità
Placido Castaneda
Abate benedettino (sec.xv). nato da madre giulianese e padre spagnolo, fu il V abate (1468-1501) del monastero di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, di cuio ne promosse l’adesione alla riforma olivetana del Beato Bernardo Tolomei.Fu anche rettore dell’ospedale Grande di Palermo e delegato apostolico del del pontefice Sisto IV. Lo storiografo dell’Ordine P. Olimpo da Giuliana lo ha definito “huomo di bellissimo ingegno, grave, affabile e molto amicato, tanto nella corte regia di Spagna quanto anche nella corte romana”. Sotto il suo abaziato, furono completamente ristrutturate le fabbriche medievali del monastero nemorense, con l’intervento degli architetti Domenico Cannavali (1493) e Antioco De Cara (1497). Il Castaneda si distinse anche per il suo mecenatismo di ampio respiro, commissionando al pittore andaluso Pietro De Cordova un salterio miniato (Meli). Secondo una recente ipotesi di Marchese, il Castaneda sarebbe potuto essere anche il committente del celebre busto alabastrino di Eleonora d’Aragona di Francesco Laurana, eseguito durante il secondo soggiorno isolano dell’artista dalmata.
Esistente ab antiquo in Santa Maria del Bosco, a coronamento del sarcofago marmoreo dell’infanta (morta nel 1405 nel suo prediletto castello di Giuliana), tale busto ritratto venne trasferito alla fine dell’800 nel Museo Nazionale di Palermo (oggi presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis), ad iniziativa del Salinas, per ragioni conservative.
Gli Arcipreti dell'800
Nella lunga serie degli Arcipreti di Giuliana si distinguono, per particolari caratteristiche tre figure dell'800. Don Pietro Cossentino, nato nel 1756, in carica dal 1806 al 1816. Sembra che le sue crisi mistiche (di notte "parlava" con la Madonna) fossero state spunto di calunnia da parte dei giulianesi al punto che "autorità ecclesiastica ne dispose l'allontanamento a Chiusa Sclafani, ove morì in fama di santità (1817) e venne sepolto in quella chiesa madre, che ne conserva anche il ritratto ad olio. A lui viene attribuito un famoso anatema (maledizione) che avrebbe scagliato al momento di lasciare il paese natio: "Giuliana senza conforto, acqua, vento e campane a morto", che ci ricorda quasi le famose parole di Catone il Censore: "Oelenda Carthago".
Don Mariano Altamore, in carica dal 1817 alla morte (1874), fu esimio quaresimalista e scrisse anche un libretto dal titolo: Sermone politico - morale della dignità sovrana e dei doveri verso il Re (Palermo, 1850). Nel 1860 spinse la popolazione giulianese alla resistenza contro la colonna garibaldina, comandata dal generale Vincenzo Orsini, nella fuga simulata da Palermo verso Corleone e Sambuca.
Don Giuseppe Buttafoco, in carica dal 1885 alla morte (1896), si distinse per la sua generosità e l'amore verso il prossimo, avendo destinato il suo cospicuo patrimonio all'apertura di un istituto di beneficenza in Giuliana, lasciando curatore testamentario l'avvocato Biagio Tomasini (1840 - 1926), più volte sindaco di Giuliana, il quale si adoperò poi per l'apertura della Casa del Boccone del Povero (1902), nei locali stessi del castello, che affidò alle Serve dei Poveri del Beato Giacomo Cusmano, suo amico personale.