Menu principale:
Celebrità
Giuseppe Ragusa
Filosofo e teologo insigne, nato il 1560. Entrò nella Compagnia di Gesù nel 1573 ed emise i voti solenni nel 1595. Menzionato dal Mongitore per il suo "eminentissimo ingegno", insegnò per tre anni filosofia a Parigi per ber 15 anni teologia scolastica a Padova, Messina e Palermo, ove fu prefetto degli studi e rettore del Collegio Massimo. A Palermo morì il 25 settembre 1624, "piamente, avendo lasciato alla posterità un esempio egregio di virtù" (Mongitore). Notizie sui movimenti del Ragusa per i vari collegi gesuitici d'Italia si evincono dalle Lettere da lui inviate alla casa generalizia di Roma, edito da Marchese. oltre che dalla Historia Societatìs.
Il Ragusa è autore di due fondamentali commentari alla Summa Theologiae di S. Tommaso, editi a Lione nel 1619-20, rispettivamente dedicati a Carlo Emmanuele Filiberto di Savoia, viceré di Sicilia, e a Ranuccio I Farnese, duca di Parma e Piacenza. ove elabora i tomismo con una certa indipendenza ed originalità rispetto ai confratelli Domenìcani (e in contrasto con la scuola scotista dei Francescani), dando impulso in Sicilia alla cosìddetta "seconda scolastica", ossia il pensiero filosofico-teologico della Controriforma.
Nel Collegio gesuitico di Palermo si conservano altri testi manoscritti dello studioso di Giuliana. come il De justipcatione, il De Poenitentia, il De Eucharistia, il De I Natura et Gratia. Giuseppe Ragusa è ricordato anche dal Sommervogel, nella sua Biblioteque de la Compagnie de Jesus, e dal Narbone, nella sua Bibliografa sicula sistematica.
Olimpio da Giuliana
Storiografo e poeta, Abate olivetano. Figlio di FabrizioDi Gennaro, nacque nel quinto decennio del sec. XVI, vestì l'abito monacale presso l'abazia di S. Maria del Bosco di Calatamauro ìl 22 marzo 1563 e prese i voti solenni l'anno successivo. Dopo essere stato nei monasteri olivetani di Genova, Napoli e Padova, anche come maestro dei novizi, tornò nel 1577 nell'abbazia nemorense per passare in S. Spirito a Palermo (1578- 80) e poi nuovamente in S. Maria del Bosco (1581- 82). Nel 1586 fu nominato abate di S. Maria del Bosco e nel biennio successivo fu visitatore in Monte Oliveto di Napoli. Nel 1589 fu nominato abate e visitatore di S. Magno di Fondi e nel 1590 nuovamente abate di S. Maria del Bosco, ove morì il 26 agosto 1591 compianto da tutti. Padre Olimpio da Giuliana è lodato dal Mongitore per la sua "dottrina ed erudizione" e dall'Amico definito "uomo dotto e pio". La sua attività poetica emerge dai rapporti col celebre poeta e pittore palermitano Francesco Potenziano, una sorta di Vittorio Sgarbi ante litteram. Abile propagandista della propria immagine, il Pontenzano si fece incoronare pubblicamente in Palermo quale poeta e pittore con due fastose celebrazioni cittadine cui partecipò persino il viceré Marcantonio Colonna. Padre Olimpio fu uno degli oltre 50 poeti che indirizzarono al Pontenzano canzoni, sonetti e madrigali in lingua siciliana, ricevendone rìsposta estemporanea (Trumba di Paulu e d'ogni gran propheta / E vuci e lingua di pridicaturi), come si evince dalle Rime di diversi eccellenti autori in lingua siciliana all'illustre pittore e poeta Signor Francesco Potenzano (Napoli, 1582).
Ma è per l'attività storiografica che noi oggi ricordiamo Padre Olimpio da Giuliana e in particolare per la cronaca manoscritta dell'Abbazia nemorense (1582) conservata nella Biblioteca Nazionale di Napoli, di cui esistono anche due apografi nelle Biblioteche comunali e Regionale di Palermo. L'autografo di Napoli è impreziosito di ben 186 annotazioni o "postille" della mano di Torquato Tasso, il quale ebbe modo di conoscere l'abate giulianese durante il suo soggiorno a Napoli (1587-88), proprio nel monastero di Monte Oliveto, di cui poi serberà un ottimo ricordo nell'Epistolario. I rapporti tra Padre Olimpio e il Tasso sono stati recentemente puntualizzati da A.G.Marchese nel saggio introduttivo all'edizione diplomatica delle Memorie antiche del monastero di S. Mario del Bosco, nella Collana (fondata da E Giunta) "Fonti per la storia di Sicilia " dell'Ila Palma (1985).
Giuseppe Tomasini
Poeta, nato 1'8 luglio 1821 da Francesco e da Gaetana Bilello. Di professione avvocato, ricoprì anche la carica di consigliere comunale e provinciale in Palermo. Ebbe contatti con la celebre scuola poetica sambucese, che faceva capo al medico umanista Vincenzo Navarro, padre del più famoso Emanuele, detto della Miraglia (autore de La Nana), che aveva fatto del periodico letterario L'Arpetta, una palestra per gìovani talenti poetici. Il Tomasini vi pubblicò numerose poesie, variamente denominate: canti, ottave, terzine, elegie, odi, inni, poi raccolte in volume col titolo Fiori poetici (Palermo, 1865), così elogiate dal Cavallaro: "Alto, scorrevole e bello, nell'insieme il suo verso; e "come pensiero da pensier rampolla" ei così passa bellamente da una ad altra idea, da un'immagine all'altra: e ben lo vedi educato alla scuola del gentilissimo Torquato e dello immenso Alighieri".
Una recensione al libro del Tomasini compare nel Courier Franco-italien di Parigi, ove peraltro vengono segnalate le poesie A mio padre e Sulla corte di Federico Il di Svevia, ma soprattutto notevole è la poesia Sulla potenza del pensiero, Giuseppe Tomasini rientra "Tra i poeti del cosiddetto "secondo romanticismo", vicini a quella tendenza che il De Sanctis chiamò della "nuova Arcadia", cioé "Arcadia romantica indifferente anche ai moduli classici" (Marchese). Al poeta di Giuliana il Navarro dedicò, in segno di amicizia, il poema in sei canti La Vergine del Soccorso ed il carme Il castello di Giuliana. Morì il 28 ottobre 1873 e venne sepolto nella tomba gentilizia della sua famiglia, nel cimitero di Giuliana, ove si vede a tutt'oggi il sarcofago con epigrafe latina e ritratto a rilievo marmoreo, opera dello scultore palermitano Domenico Costantino.